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    Il Chianti


    Il Chianti è per eccellenza il cuore della Toscana.
    Valli e dolci colline, aspri declivi e macchie di bosco, poderi in pietra e pievi dalle proporzioni architettoniche rigorose. Il paesaggio del Chianti, nella sua complessità e nella sua ricca varietà, è il risultato di secoli di fertile rapporto tra la natura e l’opera dell’uomo.
    Le colline si sono trasformate e adattate alle esigenze degli abitanti, i terreni si sono arricchiti di vigne e olivi, il tessuto sociale si è radicato seguendo l’equilibrio e un’armonia di antica origine e tradizione. Il risultato è lo splendido paesaggio agrario che ha reso famoso nel mondo questo spicchio di Toscana, un panorama affascinante che si incastona tra Firenze e Siena.
    L’insieme di clima, terreno e altitudine rendono la zona del Chianti una regione particolarmente vocata alla produzione di vini di qualità.
    La vite arrivò nel Chianti al tempo degli Etruschi e la sua coltivazione proseguì durante l’Impero Romano e dopo la sua caduta, grazie al lavoro dei monaci benedettini e vallombrosani, che ne diffusero la coltivazione e ne preservarono le tecniche di produzione.
    Dopo il Mille si sviluppò la coltura specializzata della vite in ambienti protetti (per difenderla da danni e furti), anche all’interno delle mura cittadine, sancendo così un legame indissolubile tra vino e territorio. Ne sono testimonianza i nomi di alcune delle vie nel centro di Firenze, come via della Vigna Nuova e via della Vigna Vecchia, e l’oratorio di Santa Maria delle Vigne che ha dato origine alla Basilica di Santa Maria Novella.
    Il vino Chianti viene menzionato per la prima volta nel 1398, quando ancora era un vino bianco con caratteristiche organolettiche ben diverse da quelle attuali, ma ben presto, modificandosi e avvicinandosi sempre più al Chianti che conosciamo, divenne un’eccellenza e fin dal 1400 fu ritenuto necessario tutelarne il nome e la qualità.
    La prima regolamentazione risale al 1444, quando la Lega del Chianti impose tempi prestabiliti per la vendemmia, consentendola solo dopo il 29 settembre, in modo da poter produrre  “quel buon vino che si vende tanto bene”, finché nel 1716 Cosimo III granduca di Toscana stabilì le norme che ne regolassero la produzione, le zone e il nome e ne combattessero la contraffazione.
    Il 1874 segna un momento fondamentale per la storia del Chianti, con la definizione dell’uvaggio  che all’epoca gli valse la medaglia d’oro all’esposizione internazionale di Parigi e che ancora lo rende un vino unico e apprezzato in tutto il mondo.
    Un vino indissolubilmente legato alla terra da cui nasce, frutto di passione e tradizione, tecnica e generosità della natura, con una ricca storia che lo contraddistingue conferendogli un valore aggiunto; una storia che, affondando le radici nel Rinascimento, arricchisce questo vino con suggestioni nobili che lo fanno coincidere con l’antichità della terra da cui nasce e con il suo patrimonio culturale e artistico.
    Non a caso i grandi personaggi delle arti toscane hanno da sempre riconosciuto l’eccellenza del vino Chianti apprezzandolo senza riserve: Michelangelo, che ne era produttore e amante, l’ha esaltato nel suo epistolario. Machiavelli, durante la stesura de Il Principe, amava trascorrere il tempo nelle osterie del Chianti a bere vino. Francesco Redi cantava nel “Bacco in Toscana” (1685):
    “[… ] Lingua mia già fatta scaltra
    Gusta un po’, gusta quest’altro
    Vin robusto, che si vanta
    D’esser nato in mezzo al Chianti […]”